L’avvocato generale dell’UE ha approvato una multa di 94 milioni per il gruppo farmaceutico Lundbeck per concorrenza sleale

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L’avvocatura generale dell’Unione europea ha ritenuto, nelle sue conclusioni del 4 giugno 2020 relative al caso C-591/16, che gli accordi conclusi dal gruppo farmaceutico Lundbeck e quattro produttori generici costituiscano restrizioni della concorrenza avendo cercato di evitare o ritardare la commercializzazione dei farmaci generici del loro farmaco antidepressivo Citalopram.

Questo è il parere dell’avvocato tedesco Juliane Kokott, che considera la decisione della Commissione europea, che applica per la prima volta il divieto di cartelli a livello europeo agli accordi di composizione amichevole delle controversie sui brevetti tra da un lato, un laboratorio farmaceutico che possiede brevetti e, dall’altro, produttori generici. Secondo quanto indicato dalla Commissione, questi accordi di composizione amichevole non sono di per sé illegittimi e potrebbero persino essere nell’interesse generale come mezzo per risparmiare risorse e promuovere lo sviluppo economico. Tuttavia, questi sono problematici e in conflitto con le regole del diritto della concorrenza quando non sono realmente destinati a risolvere una controversia sui brevetti, ma a prevenire o ritardare l’ingresso nel mercato di potenziali concorrenti.

Pertanto, nelle conclusioni, l’avvocato generale propone che la Corte respinga l’impugnazione proposta da Lundbeck e confermi la sentenza del Tribunale e la decisione della Commissione, con la quale era stata inflitta l’ammenda di 94 milioni di euro. euro.

Il gruppo farmaceutico danese Lundbeck era il proprietario di un medicinale antidepressivo che contiene il principio attivo chiamato “citalopram”. Secondo la Commissione, nel 2002, quando i brevetti a protezione di questo principio attivo sarebbero scaduti nello Spazio economico europeo (SEE) e Lundbeck era ancora titolare di brevetti secondari a tutela di talune procedure di fabbricazione per tale principio, Lundbeck accettò di effettuare pagamenti a quattro produttori generici (Generics UK, 2 Alpharma, Arrow e Ranbaxy) in cambio del loro impegno a non entrare nel mercato.

Pertanto, la Commissione ha ritenuto che gli accordi controversi intendessero escludere i produttori generici dal mercato per il periodo concordato mediante pagamenti effettuati da Lundbeck a loro favore. Pertanto, la Commissione ha classificato questi accordi come restrizioni della concorrenza per oggetto e ha inflitto ammende a Lundbeck e alle altre parti di detti accordi.

Il 30 agosto 2013 la Lundbeck ha presentato ricorso al Tribunale chiedendo l’annullamento della decisione impugnata, che è stata respinta in toto, per la quale, con lettera del 18 novembre 2016, la Lundbeck ha presentato ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea per chiedere l’annullamento della sentenza TGUE e della decisione della Commissione.

Secondo l’avvocato generale, gli accordi controversi costituiscono restrizioni alla concorrenza per oggetto. Kokott spiega nelle sue conclusioni che gli accordi andavano al di là dell’oggetto specifico dei diritti di proprietà intellettuale di Lundbeck e che includevano il diritto di opporsi alle violazioni, ma non il diritto di stipulare accordi con i quali vengono pagati concorrenti effettivi. o potenziale in modo che non entrino nel mercato.

L’avvocato generale osserva, a tale proposito, che un accordo per la risoluzione amichevole di una controversia in materia di brevetti dovrebbe essere classificato come una restrizione della concorrenza per l’oggetto se il trasferimento di valore da parte del titolare del brevetto a favore del produttore generico, risponde esclusivamente al comune interesse commerciale

Pertanto, se questo trasferimento ha come unica controparte, da parte del produttore generico, le sue dimissioni dall’ingresso nel mercato e la contestazione del brevetto, ciò indica, in assenza di qualsiasi altra spiegazione plausibile, che ciò che lo ha fatto dimettere dall’entrare nel Il mercato per contestare un tale brevetto non è la tua percezione della sua forza, ma la prospettiva di quel trasferimento di valore.

Inoltre, l’avvocato generale sottolinea che per Lundbeck non era imprevedibile che gli accordi controversi, conclusi sotto forma di risoluzione amichevole delle controversie in materia di brevetti, potessero rientrare nell’ambito del divieto di cartello europeo. Infatti, nell’ambito di questi accordi, l’avvocato tedesco ricorda che Lundbeck non poteva ignorare che i suoi pagamenti non avevano altra controparte da parte dei produttori generici se non il loro rifiuto di entrare nel mercato durante i periodi concordati. Una lettura letterale, secondo Kokott, dell’articolo 101 TFUE, che ci consente effettivamente di comprendere gli accordi tra concorrenti il ​​cui scopo è quello di escludere dal mercato alcuni di essi.