Bruxelles il 13 maggio affronta la questione Schengen

Share on facebook
Share on linkedin
Share on twitter
Share on email

L’Unione europea da marzo ha chiuso le frontiere, congelando l’accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone e delle merci a causa dell’epidemia dal coronavirus che ha ucciso migliaia di persone solo in Europa. 

La sede della Commissione europea a Bruxelles nel Palazzo di Barlaymont

Con l’avvicinarsi dell’estate, però, cresce la pressione dei Paesi che vogliono salvare un minimo di stagione turistica, consentendo la libera circolazione dei turisti. Attualmente ogni Paese della Ue decide per se stesso, se e come muoversi e chi può viaggiare. È sempre grande il timore per una nuova ondata di contagi. In assenza di una decisine collettiva di Bruxelles, che sembra impossibile, considerata la diversità de numero di contagi nel varie regioni europee, la Commissione europea può solo decidere se e quando riattivare la libera circolazione secondo il trattato di Schengen.

Mercoledì 13 maggio a Bruxelles devono, quindi, arrivare le indicazioni se riaprire le frontiere o continuare con il lockdown.
Attualmente ci sono ancora decine di migliaia di persone che sono rimaste bloccate all’estero, in un paese che non è dove risiedono e che al momento della chiusura delle frontiere si trovavano in viaggio per lavoro o turismo. Esistono anche famiglie residenti in un Paese e che hanno anche residenza o vincoli con altra nazione e chiedono di poter muoversi per ricongiungersi con famiglie o altri cari.

La Commissione europea è chiamata a una difficile decisione, la situazione è drammatica, difficile quanto è inedita. Da quando negli anni Novanta l’Europa ha aperto le frontiere interne con gli accordi Schengen. È, quindi, altissima, la decisione per il 13 maggio.